Psicoanalisi e Neuroscienze

da | Set 14, 2025 | Senza categoria | 0 commenti

Inconscio in superficie: EEG, flauto spezzato e Möbius spiegano, con Freud e Lacan, perché il pensiero non è localizzabile nel cervello in quanto organo.

Psicoanalisi e neuroscienze

«Ho visto abbastanza elettro-encefalogrammi per sapere che non c’è l’ombra di un pensiero nel cervello»1.

Con questa affermazione, Lacan sottrae il pensiero all’ingenuità della sua localizzazione organica, per restituirgli la sua vera dimora, quella che non si trova in un “dentro”, ma nell’esteriorità stessa del linguaggio.

Il cervello, oggetto privilegiato delle neuroscienze contemporanee, viene descritto come un reticolo di connessioni sinaptiche, trama di impulsi elettrici e scariche chimiche. Eppure, per quanto la descrizione si faccia sempre più sofisticata, resta pur sempre un discorso, un intreccio di significanti che non raggiunge mai l’essenza del pensiero1. Dire che i neuroni comunicano è già proiettare su di essi un funzionamento linguistico, come se le cellule fossero già sussunte nel registro del discorso2. In ciò si riconosce quanto Freud avesse previsto, ovvero che la biologia del futuro sarebbe venuta, sì, a corroborare la psicoanalisi, proprio a partire dalla logica che ne governa i fondamenti3.

Lacan rovescia così la pretesa scientifica di rintracciare il pensiero in un tracciato cerebrale. Gli encefalogrammi restituiscono oscillazioni, onde, segnali elettrici; non il bagliore di un pensiero, non l’eco di una parola. Persino i neuroscienziati più avvertiti ammettono che il pensiero non si dà come fenomeno empirico, bensì come costruzione che eccede l’organo. Eppure non pochi insistono a confondere l’effetto con il supporto, richiamando le demenze e l’Alzheimer come prova che il pensiero “risiederebbe” nel cervello. Ma si tratta di un corto circuito logico: come se la rottura dello strumento bastasse a dire che la musica non esiste. Ed è appunto la musica che ci offre la chiave interpretativa: il violino non contiene la musica, così come il pianoforte non custodisce in sé alcuna melodia. La musica non abita lo strumento, ma lo attraversa, lo trascende. Allo stesso modo, il linguaggio non è un contenuto cerebrale, bensì ciò che sopravanza e sorregge il soggetto.

 

 

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Proviamo con un esperimento empirico:

Prendete un flauto e spezzatelo. Distruggerete lo strumento, ma non intaccherete la musica, che è altra cosa, esterna, irriducibile. Così il pensiero non abita il cervello, perché non è un contenuto, ma un effetto significante. Da qui la conseguenza decisiva: l’inconscio non si nasconde nelle profondità — come Jung e tanti epigoni freudiani hanno sostenuto — bensì si dispiega in superficie. Per Freud c’è una scena originaria che definisce “l’Altra scena”1, si tratta di uno spazio non interno, ma di una dimensione significante che precede la formazione stessa di ciò che chiamiamo realtà. Da questo luogo emergono le formazioni dell’inconscio: lapsus, sogni, atti mancati.

Nel seminario su La lettera rubata2, Lacan formalizza questo punto dimostrando che ciò che sfugge non è ciò che è occultato, ma ciò che, esposto in piena vista, resta invisibile proprio perché troppo evidente. L’inconscio è di questa natura; non un fondo oscuro da sondare, ma un rilievo topologico che emerge nell’esteriorità del linguaggio stesso. In questa prospettiva, con la superficie geometrica Lacan formalizza la topologia freudiana. Come nel nastro di Möbius3, interno ed esterno non si distinguono più, e il pensiero appare non come proprietà di un organo, ma come effetto significante. È qui che Lacan, attraverso il suo ritorno a Freud, situa la psicoanalisi: non nella profondità immaginaria di un organo pulsante4, ma nella scrittura che precede e trascende il soggetto.5

Dr. Edison Palomino

Psicoterapeuta Psicoanalista a Milano

 

Riferimento bibliografico:

1. J. Lacan, «Conférences et entretiens dans des universités nord-américaines» (conferenze 1975: Yale/Columbia/MIT), in Scilicet, n. 6/7, Paris, Seuil, 1976, p. 60. Trad. it. mia.

2. C. Malabou, Che fare del nostro cervello?, trad. it. R. Kirchmayr, Milano, Raffaello Cortina, 2008.

3. Jean-Pierre Changeux, L’uomo neuronale, trad. it., Milano, Feltrinelli, 1983.

4. S. Freud, «Compendio di psicoanalisi» [1938], in Opere, vol. XI (1930–1938), a c. di C. L. Musatti, trad. R. Colorni, Torino, Bollati Boringhieri, 1979.

5. S. Freud, L’interpretazione dei sogni, trad. di Elvio Fachinelli e Herma Trettl, a cura di Renata Colorni, in Opere di Sigmund Freud, vol. III (1899), Torino, Bollati Boringhieri, 1974.

6. J. Lacan, Scritti, vol. I, a cura e trad. di Giacomo B. Contri, Torino, Einaudi, 1974, pp. 7-56 (rist. unica, Einaudi, 2002, pp. 7-58).

7. J. Lacan, Le Séminaire, Livre IX: L’identification (1961–1962). Inedito in italiano.

8. N. Chomsky, Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio e della mente. Linguistica, epistemologia e filosofia della scienza, Il Saggiatore, Milano, 2005.

9. J. Lacan, “Lituraterra”, in Altri scritti, a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2013.

 

 

 

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